Ittica Zane: tre generazioni di pescatori al mercato di Rialto

Mentre molti banchi si reinventano per il turismo, all’Erbaria una famiglia porta avanti lo stesso mestiere per quasi un secolo. Un incontro che racconta Venezia meglio di molte guide.
Ittica Zane: tre generazioni di pescatori al mercato di Rialto

Venezia, Erbaria, mercato del Rialto.

Molte bancarelle sono ormai divise in due. Da una parte, frutta e verdura ben allineate. Dall'altra, sacchetti di plastica pieni di improbabili preparazioni per risotto, spezie, paste colorate e altre invenzioni destinate a riempire il cesto dei turisti.

Chiediamo a un venditore perché espone tutta questa merce.

« Non vengono più qui i veneziani. Se riempissimo le nostre bancarelle solo di prodotti locali, probabilmente finiremmo per doverli buttare via tutti. »

Qualche metro più avanti, sotto i pilastri della sala principale, si respira un'altra atmosfera. I pesci, ancora rigidi per la freschezza, si allineano sui banchi di ghiaccio. Qui la vita sembra ancora animarsi. 

La mattina presto arrivano le casse. L'acqua scorre dai banconi in acciaio inox, un'abbondanza di scaglie, di conchiglie e di carapaci freschi schizza dalle barche sul molo. I coltelli battono sui taglieri. I clienti si salutano in dialetto veneziano e chiedono al titolare cosa avevano comprato la settimana precedente. Si sente odore di iodio dappertutto.

Secchio dei pescatori a terra dai colori vivaci con una porta verde dietro
Carciofi di Sant'Erasmo girati al sole con sfumature di verde e viola
Vongole appoggiate su polistirene con grembiule da pescatore e scala
Lumache in vaschetta al Mercato di Rialto
Ingresso del mercato del pesce
Secchio dei pescatori al mercato

In fondo al mercato coperto, dietro il banco più grande dei venditori di pesce, uno dei pescivendoli si muove con gesti familiari. Più anziano degli altri che lo circondano, è vestito con un grembiule bianco e orchestra il tutto discretamente. Si chiama Nino Zane. Tra cassette di pesci lucenti sul ghiaccio, dietro il suo banco e in mezzo alla danza frenetica degli altri venditori, ci viene chiesto di fargli qualche domanda.

 « Abito a Burano. Eravamo in otto, fratelli e sorelle, con nostro padre e nostra madre, in una casetta molto piccola. Quando ero ragazzo, già andavo a pescare. Poi ho fatto il servizio militare e, a ventuno anni, sono arrivato qui. Ho cominciato con mio zio. Poi ho aperto questo banco con i miei figli. E sono ancora qui, grazie a Dio. »

Una cliente arriva. 

« Me ne dai due di quelle? »

Con un gesto deciso, prende due seppie, le pesa e gliele porge. Nel frattempo, il figlio di Nino, Matteo, ci ha sgusciato degli scampi crudi. Ci porge la polpa traslucida e scivolosa e ci invita a mangiarla così. È tenera, iodata, quasi dolce, e si scioglie in bocca. Il patriarca torna. 

« Da quanto tempo è qui? »

« Sessanta anni. »

Fa una pausa, con aria grave. 

« In realtà ottantatré anni. »

« Il suo banco era già così grande? »

« No. Era più piccolo. Prima eravamo più numerosi, poi molti se ne sono andati e quelli che sono rimasti hanno ingrandito il loro posto. »

Un altro cliente si avvicina.

« Cosa avevo preso l'ultima volta? »

Sorride.

« Delle sogliole. »

Il cliente annuisce. 

« Il problema non sono le bancarelle che si ingrandiscono o meno. Il problema è che ci sono sempre meno veneziani. Questo è il vero dramma. »

Il discorso è tristemente comune a molti commercianti. Si instaura un silenzio poi gli chiediamo quale pesce preferisce portare a casa, per alleggerire il tono. 

« Le seppie. Le sardine. I sardoni. Le sogliole. »

Prende una cicala di mare, detta canocchia, tra le mani. Il crostaceo sorprende per le sue belle macchie e per la somiglianza sorprendente con l'insetto estivo. 

« Sono belle in questo periodo. Ma tra ottobre e febbraio è un'altra cosa. Ogni prodotto ha la sua stagione. Lo stesso vale per la terra. I carciofi di Sant'Erasmo. Gli asparagi. Non dura a lungo. Se li si vuole davvero buoni, bisogna mangiarli al momento giusto. »

Coltelli per il pesce allineati di colore blu rosso giallo
Pescatore che taglia le seppie su una tavola bianca con coltelli colorati
Banco del pesce con rete da pesca davanti e seppia cruda
Scampi
Coltelli per il pesce

Ci mostra il resto della sua mercanzia con un'energia fiera ma stanca. Un gabbiano si posa sulla bancarella di fronte, aspetta qualche secondo, allunga il collo, poi afferra un pesce e si alza in volo. Il pescivendolo gli urla qualcosa in veneziano. I clienti scoppiano a ridere.

« Succede tutti i giorni. »

Gli chiediamo se pesca ancora. Scuote la testa.

« No. Molti hanno smesso. In laguna ne sono rimasti pochi. Oggi, quasi tutto arriva dal mercato all'ingrosso. »

Quando evochiamo le moeche, i suoi piccoli granchi molli la cui stagione, due volte l'anno, ne determina la rarità, la sua espressione cambia. 

« Sono quasi scomparsi. I granchi azzurri hanno fatto un disastro, hanno mangiato tutto. La laguna è cambiata. »

Il rumore si intensifica intorno, la gente si accalca per le ultime cicale. 

« Dove le piace andare a mangiare? »

« Al Gatto Nero. Da Ruggero. »

Sorride.

« Lì mi sento a casa. E a casa è mia moglie che cucina. Più che altro seppie o il cagnolétto in umido. » Il nome veneziano del palombo, un piccolo squalo dalla carne soda e delicata, tradizionalmente preparato in umido. 

« E il sabato porto a casa un po' di pesce e lo facciamo grigliare in giardino. »

La conversazione finisce e il dovere lo chiama. Allora gli chiediamo una foto.

Chiama i suoi due figli, Alessandro e Matteo.

Prima di mettersi in posa, il padre passa il pollice sulla guancia di uno di loro per togliergli una piccola macchia, in un gesto tenero e severo allo stesso tempo. Premiamo il pulsante, scattiamo la foto. Dietro di noi, un carrello a rotelle in una mano e l'altra alzata in aria, una cliente esclama in dialetto :

« Ti me da do sarde? »

Tre generazioni di pescivendoli stanno fianco a fianco davanti alla loro bancarella di famiglia nello storico mercato del pesce di Rialto
Seppie
Bancarella di pesce crudo su ghiaccio
Bancarella Ittica Zane al Mercato di Rialto
Famiglia Zane

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