Shwi
A pochi passi dal canal Saint-Martin, le terrazze già traboccano sui marciapiedi e le biciclette di fretta sostituiscono i clacson con i rumori dei campanelli. Un odore di brace e spezie interrompe il flusso del traffico. Da Shwi, il farrouj meshwi è la protagonista, un pollo grigliato alla libanese. Spennellato con una marinata di un rosso vivo, lo si mette a girare in piano, stretto tra due griglie sopra la brace. Si dora lentamente davanti ai nostri occhi prima di arrivare sui tavoli ancora fumanti, la pelle croccante e profumata da un umami perfetto. Il locale è piccolo, vivace, pensato come un bancone per mangiare al volo con anche qualche tavolo dove soffermarsi un po'. Qui non ci sono giri di parole nell'ordinazione: si prende un quarto, una metà o un pollo intero da condividere, accompagnato da patate, sottaceti, insalata e una salsa dalla generosità ben mediterranea. Il toum, crema d'aglio bianca come la neve, liscia e cremosa, si stende sul pane, si attacca ai pezzi di pollame e accompagna il pasto come filo conduttore. I piatti finiscono vuoti e le dita tutte unte si asciugano con i tovaglioli spiegazzati. Per i più di fretta, il panino permette di riunire pollo grigliato, salsa e verdure croccanti in un pane piatto libanese; per gli altri, la ciotola gioca la carta del pasto completo. Dietro questo indirizzo consacrato al fuoco si trova la squadra di Kubri, già nota per far viaggiare Beirut fino al 11° arrondissement. Una cucina diretta, calorosa e senza fronzoli, dove la brace fa da colonna sonora.





