Sandi
Quando Laura Santosuosso e Denny Mollica fanno installare le tende interne del loro locale, prima dell’apertura, a metà altezza delle vetrate, l’artigiano dice loro: «Erano trent’anni che non le disponevamo così». Da dentro, vedere la strada; da fuori, essere visti, senza però poter vedere cosa si mangia. Per scoprirlo, bisognerà entrare e sedersi a tavola all’interno di questa architettura rétro-futurista, fatta di lastre di pietra levigata e sedute in legno degli anni Settanta. Se questa osservazione può far pensare che qui aleggi qualcosa di antiquato, è meglio non crederci. Sandi si trova all’estremo opposto: è un ristorante dall’essenza contemporanea. Nella lucentezza della pasta, che mantiene perfettamente la sua forma nel piatto; nelle verdure dai colori vivaci; nelle salse avvolgenti e opache; e, talvolta, nella trasparenza di un crudo di pesce o crostacei, nei brodi limpidi, negli oli che punteggiano i piatti. Il graal della cucina moderna, tra radici italiane e ispirazioni che la chef Laura porta con sé nel bagaglio di ritorno. Nel menu di questa primavera, un festival di freschezza: gamberi da pesca sostenibile, «peschiole» — piccole pesche verdi raccolte prematuramente e conservate —, pomodori gialli; oppure raviolini di barbabietola gialla, ricotta, limone bruciato e nocciole; o ancora triglia, ciliegie nere grigliate, spinaci novelli e pancetta. Qui la stagionalità è naturalmente sovrana: i cicli della terra dettano i menu, nonostante le inevitabili frustrazioni. Il ristorante è inoltre aperto solo a pranzo, tranne il venerdì. Per quanto riguarda i vini, la selezione è essenziale e si muove tra Francia e Italia.





