Chez Marius
In Rue de Chabrol, le facciate parigine si susseguono fedeli al loro stile, finché una vetrina di un bel blu sbiadito invita a rallentare il passo. Chez Marius è uno di quei locali in cui si entra inizialmente per bere un bicchiere e da cui si esce ore dopo, dopo aver ordinato metà del menu. Sulla vetrina sono scritti «Bar à vin» e «osteria», un sapiente mix di due paesi che definisce l’atmosfera. L’interno sprigiona un fascino retrò: tavoli ravvicinati, luce calda, tovaglie a quadretti, pareti ricche di decorazioni, una volpe imbalsamata, bottiglie che si accumulano e l’atmosfera di un piccolo locale dove le conversazioni si fanno via via più animate. In cucina c’è Dimitri Gris, il cuoco. Originario di Belluno, nel nord del Veneto, lo chef ha a lungo affondato le mani nelle pentole di Venezia, dall’Anice Stellato al CoVino, prima di attraversare le Alpi per stabilirsi in Francia. Un percorso che si ritrova nel piatto, tra radici italiane ben salde e una cucina più libera, guidata dalle stagioni e dai prodotti di stagione. I piatti giocano costantemente sul filo della provocazione, brutali e delicati allo stesso tempo. Una tartara servita su un osso con midollo, cervella in un mapo, collo di gallina nel suo brodo. Piatti che ricordano che un tempo si mangiava soprattutto e nulla andava sprecato. Il repertorio culinario, dal canto suo, abbraccia le due patrie in un equilibrio perfetto: il polpaccio di vitello arrosto al rosmarino si affianca alle vongole al pomodoro, il piatto di cervella osa stare accanto ai carciofi alla romana, la coscia d’anatra confit guarda i rigatoni al ragù di quaglia. L’armonia dei sapori fa presto dimenticare ogni esitazione. Il vino è semplice e completa il ponte tra le pietanze. Da Marius siamo invitati a tornare a una certa idea di tavola: piatti che circolano, bicchieri che si riempiono e una cena che non sembra mai davvero avere fretta di finire. Bohemien, chiassoso, ma decisamente molto vivace.





